Dai campi di Salerno al coronamento bianconero

Nel lontano 1971 -proprio 45 anni fa- nasceva nell’affascinate città di Salerno uno dei terzini italiani più promettenti, Andrea Fortunato. Sin dai primi calci al pallone dimostrò tutto il suo potenziale e ci mise poco a mettersi in evidenza e ad attirare le attenzioni di alcuni club italiani, tra i quali il Como. Per ogni ragazzo, per ogni singolo giovincello il sogno è quello di calpestare l’erbetta dei manti erbosi della Serie A e di rincorrere una sfera con la speranza di mettersi in mostra. Il nostro Andrea fu a tutti gli effetti “Fortunato” e a tesserarlo nel 1989 fu proprio il club lombardo.

Le suoi prestazioni erano sempre di ottima caratura, e ad accorgersi di lui fu il Genoa di Spinelli che lo acquistò per circa 4 miliardi di lire. L’impatto con il club ligure non fu dei migliori, e dopo una lite con Sergio Maddè la società decise di mandarlo in prestito al Pisa, con la quale collezionò ben 25 presenze. Nel 1992-93 ritornò a Genova, e i problemi svanirono. Il nuovo tecnico dei rossoblù, Bruno Giorgi, diede fiducia al giovane Fortunato e gli affidò il ruolo di titolare per quanto riguarda la fascia sinistra. Nonostante i numerosi fastidi che ci furono con il club, il ragazzo riuscì ad imporsi e insieme a un giovane Christian Panucci riuscì a sfoderare prestazioni molto interessanti e di grande sostanza.

Il giovane Andrea Fortunato è ormai una promessa del calcio italiano, e a farsi sotto per il ragazzo fu proprio la Juventus. All’epoca la società orchestrata da Giovanni Agnelli non sembrava convinta di concludere l’affare perché era indirizzata verso profili di maggior spessore per sostituire un pezzo grosso come Antonio Cabrini. Giovanni Trapattoni, però, vedeva in Fortunato il futuro della Juventus e convinse la società ad investire 10 miliardi di lire per strapparlo al Grifone. Arrivato a Torino, Andrea aveva il pesantissimo compito di sostituire Cabrini, ma con grande calma e saggezza dribblò l’argomento dichiarando solamente tutto l’onore che percepisce nell’essere paragonato a una leggenda del calcio.

In suo ricordo è nata la biblioteca del calcio residente a Santa Maria di Castellabate (SA), il museo del calcio e il passaporto ematico promosso dall’associazione “Fioravante Polito”. CIAO CAMPIONE!

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L’importanza dei controlli clinici nei bambini che praticano attività sportiva

Intervento del Prof.Achille Gaspardone – Direttore di Cardiologia Ospedale S. Eugenio -RomaCardiologoPinoDaniele

 

L’attività sportiva rappresenta un momento fondamentale fisico, mentale e culturale nella evoluzione del bambino. Da un punto di vista più strettamente clinico, una pratica sportiva sistematica, controllata e regolare costituisce il miglior investimento per la prevenzione di numerose patologie cardiovascolari, come la aterosclerosi, il cui inizio ha origine fin dai primi anni di vita. Studi recenti hanno documentato la presenza di strie lipidiche, la prima alterazione della aterosclerosi, in vasi sanguigni di bambini di pochi anni. Inoltre, recenti evidenze cliniche hanno dimostrato che l’esercizio fisico, associato ad un attento controllo dei fattori di rischio ambientale (sovra-alimentazione prima di tutto) riveste un ruolo di notevole importanza tanto maggiore quanto più precocemente iniziato.

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Amarcord: l’ex difensore Raffaele Sergio si racconta

Come è iniziata la tua avventura con il pallone

Quando ero ragazzo, ho sempre avuto il sogno come tutti i ragazzi della mia età di diventare un calciatore. Io penso che il gioco del calcio contenga in sé una grande magia… la  mia avventura è iniziata con la Cavese, squadra della mia città natale, con l’allenatore Romeo Benetti. Poi sono stato a Benevento per due anni, dopo di che sono arrivato a Mantova, nel campionato di Serie C2 dove  sono stato allenato da Mariolino Corso, che per me è stato un secondo padre oltre che un maestro di calcio ma soprattutto di vita. Ho seguito la mia passione e con molti sacrifici e duro lavoro mi sono guadagnato il mio posto in Serie A… anche grazie a un po’ di fortuna ho avuto la grande opportunità di vestire la maglia della Lazio prima  con Giuseppe Materazzi e poi con Dino Zoff. Due anni dopo ho ricevuto la convocazione in Nazionale Italiana dal direttore Arrigo Sacchi e per me è stato un grande onore! Mi rendevo conto che il mio sogno si stava realizzando. La mia carriera ha continuato il suo decollo con la vittoria di una Coppa Italia con il Torino, nel 1992, dopo di che sono stato ad Ancona e poi a Udine. Dopo queste numerose esperienze che mi hanno arricchito sia come uomo che come calciatore ho indossato la maglia del Napoli ; la mia esperienza da calciatore termina con il Benevento dopo di che sono ritornato a Cava De’ Tirreni. Ho iniziato poi nuove esperienze nel campo della direzione sportiva, dirigendo le società del Foggia e del Benevento. Nella mia carriera di allenatore ho allenato il Campobasso e la Nocerina. Poi con l’Aversa Normanna ho avuto la grande soddisfazione di vincere il campionato di Serie D e successivamente anche lo Scudetto di Categoria C2.

Il ricordo del debutto in Serie A

Ho un bellissimo ricordo di quell’anno. Si giocava Lazio-Cremonese allo stadio Flaminio, l’attuale Olimpico, e ricordo che prima della partita ero molto emozionato ed ero felice perché stavo per realizzare il mio sogno, poi sono sceso in campo e  sono riuscito a dimostrare a tutti la mia voglia di arrivare e di poter avere un posto mio nel calcio professionistico. Poi da quel momento in poi sono arrivate molte soddisfazioni.

 Il miglior allenatore che hai avuto

Penso che ogni mio maestro mi abbia lasciato qualcosa… chi voglio ricordare oggi è Alberto Zaccheroni , mitico allenatore del Milan e della Juventus, che io ho avuto l’onore di conoscere quando ero all’Udinese. Zaccheroni mi ha insegnato tanto e ha determinato molto la mia formazione umana e calcistica.

Il miglior presidente

Un presidente che mi piacerebbe ricordare in questo momento è Natale Pasquali che ho conosciuto durante la mia carriera a Mantova. Mi è stato molto vicino nei periodi iniziali della mia carriera e mi ha sempre sostenuto trasmettendomi molti dei valori per i quali oggi vivo.

Il calcio ai massimi livelli è snervante


 Certo non è semplice gestire la tua vita quando sei lontano da casa e dai tuoi cari ed hai anche  una   grande responsabilità nei confronti della squadra ma soprattutto  dei tifosi perché diventi un vero e proprio esempio che tutti vogliono seguire. Per giocare ai massimi livelli, è necessario non solo avere la passione per questo gioco, ma è molto importante lavorare sodo per poter raggiungere dei risultati e rimanere sempre se stessi. Questi sono valori che per me sono fondamentali nella vita e che mi hanno aiutato molto ma tuttavia  nel calcio moderno si stanno abbandonando forse perché non ci sono più i grandi maestri di una volta.

Quali sono le partite che porti nel cuore 

Il derby Roma-Lazio e il derby Torino-Juventus dove ho anche segnato un goal, ma ovviamente ogni partita mi ha lasciato qualcosa.

 

Racconta Sergio come allenatore 

Io penso che prima di essere un allenatore bisogna essere degli istruttori perché il nostro compito non è quello di portare la squadra alla vittoria, ma di trasmettere dei valori che sono alla base prima della vita di tutti i giorni e poi del calcio. L’allenatore ha il compito di incoraggiare il ragazzo ma soprattutto di fargli capire quali sono i suoi difetti e i suoi sbagli per poterlo portare verso il miglioramento. Molti presunti allenatori pensano di fare bene quando concentrano tutti gli sforzi dei ragazzi considerati “più bravi” per vincere delle partite del torneo di turno e questo ovviamente non aiuta il ragazzo a crescere né nella vita né nel calcio.

Hai aperto una scuola calcio, come ti stai organizzando
Ho aperto un’Accademia del Calcio, in cui tutti i ragazzi amanti di questo sport, possono realizzare i loro sogni. La mia Accademia si fonda su alcuni principi che sostengono che l’educazione è alla base di tutto il percorso che noi affrontiamo perché è importante rispettare gli altri per rispettare se stessi, bisogna poi avere voglia di lottare per il raggiungimento dei propri obiettivi grazie al divertimento, alla passione e all’amore per questo sport. Il mio è un progetto di qualità e professionalità che mira alla formazione completa prima dell’uomo, poi dell’atleta e infine del calciatore. Ovviamente tutto ciò richiede passione, sacrifici e duro lavoro.

Le visite mediche sono importanti nello sport, a partire dai 6 anni e la tua Accademia ha aderito al Passaporto Ematico Andrea Fortunato e Flavio Falzetti. Mi  spieghi il motivo

 

Si sentono sempre più spesso notizie di ragazzi, atleti, che perdono la loro vita durante la pratica di attività sportive. Tutto questo è dovuto alla mancanza di serietà da parte di enti e società sportive che sottovalutano l’importanza di visite mediche ematiche e cardiaci e questo non fa altro che diffondere sempre di più fenomeni pericolosi e dannosi per la salute come il doping. La mia Accademia ha aderito al Passaporto Ematico proprio per garantire sicurezza e correttezza durante lo svolgimento di una attività sportiva.

Un messaggio ai genitori che tante volte diventano allenatori dalle tribune e poi succedono episodi incresciosi. 

Il mio obiettivo è formare anche i genitori da questo punto di vista. Se un ragazzo viene ripreso dal suo allenatore è per fargli capire dove sbaglia, non per mortificarlo o per emarginarlo dal resto del gruppo ed è per questo che bisogna trasmettere ai genitori una mentalità secondo la quale il rimprovero quando è opportuno è allo stesso livello dell’incoraggiamento. Il genitore inoltre deve capire che non è importante la vittoria della partita domenicale, ma è importante che il ragazzo migliori da tutti i punti di vista. La vittoria viene dopo da sola.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio più grande sogno è sempre stato quello di essere all’interno del mondo del calcio. L’ho realizzato diventando un calciatore di Serie A e adesso sto lavorando su questo nuovo sogno che è quello di realizzare una grande Accademia calcistica basata sui valori di cui ho parlato fin’ora. Ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di raccontarmi, spero che con questo mio progetto riuscirò a portare tra i giovani tutti i valori che oggi sono andati persi.

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Super assegno per la ricerca dal comitato “Daniele Chianelli”

É stato consegnato martedì ufficialmente dal Comitato per la Vita “Daniele Chianelli” l’assegno di 532 mila euro che per un anno sosterrà 9 progetti di ricerca portati avanti dal gruppo di giovani ricercatori del Creo. Presenti alla cerimonia di consegna della donazione, insieme a tanti sanitari e giovani ricercatori, il direttore dell’azienda ospedaliera Emilio Duca, il magnifico rettore Franco Moriconi, il direttore dell’istituto di Ematologia dell’Università di Perugia Brunangelo Falini, e il presidente del Comitato per la Vita, Franco Chianelli.

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Il servizio di Sky Sport del VII premio Andrea Fortunato

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