La Fondazione intervista Pirlo

PIRLO

Perdere la vita praticando lo sport può essere ritenuto quasi paradossale. Eppure è successo: Andrea Fortunato, Piermario Morosini, Flavio Falzetti e Davide Astori ne sono un tragico esempio. Il “Passaporto ematico” dunque rappresenta la battaglia che la Fondazione Fioravante Polito sta portando avanti da diversi anni, con impegno e dedizione, affinché non si verifichino più episodi di questo tipo. Ecco perché il controllo e la prevenzione rappresentano i capisaldi della Proposta di Legge n. 4074, che mira a tutelare la salute di coloro che praticano attività sportiva (agonistica e non agonistica) attraverso accertamenti obbligatori, a partire dai 6 anni di età.

Per l’occasione, la Fondazione ha intervistato in esclusiva uno dei più forti calciatori del panorama calcistico nazionale e internazionale, Andrea Pirlo, ritiratosi dal calcio giocato nello scorso mese di gennaio. L’ex centrocampista è stato vincitore del Mondiale nel 2006, oltre che di 6 scudetti, 2 Coppe Italia, 2 Champions League, 3 Supercoppe italiane, 2 Supercoppe europee e 1 Mondiale per Club con le maglie di Milan e Juventus. Inoltre, a livello individuale, ha ricevuto tre volte il Premio di Miglior Giocatore dell’anno, dal 2012 al 2014. Riportiamo qui di seguito l’intervista integrale.

Andrea tu hai conosciuto Davide Astori, calciatore scomparso lo scorso 4 marzo all’età di 31 anni: come hai vissuto questo tragico evento?

«Sono stato malissimo. Quando ho appreso la notizia ho provato un enorme dispiacere, perché era un mio amico, con il quale ho avuto la fortuna di giocare in Nazionale. Perdere un amico così giovane, oltretutto per cause ignote, è ancora più brutto».

Lo scopo della nostra Fondazione è racchiuso in una Proposta di Legge già presentata in Parlamento, per la quale tutti i bambini, a partire dai 6 anni di età, devono obbligatoriamente sostenere gli esami ematici per ottenere il certificato di idoneità alla pratica sportiva: qual è il tuo pensiero a riguardo?

«Sono assolutamente favorevole. È una cosa giustissima perché prima di praticare qualsiasi tipo di attività sportiva bisogna innanzitutto essere sani. Non si può rischiare di andare incontro a eventuali malattie o addirittura decessi. I controlli sono necessari per entrare a far parte di una società sportiva; di conseguenza, anche i più piccoli hanno bisogno del certificato di idoneità quando iniziano a giocare, ad esempio, in una scuola calcio».

Cosa farà Pirlo da grande?

«Non lo so ancora. Per adesso sto seguendo il Corso a Coverciano per diventare allenatore, ma non sono sicuro che farò questo nella mia vita. Il mio obiettivo intanto è prendermi il patentino, almeno da averlo per qualsiasi evenienza futura».

Parlando invece della tua carriera da calciatore, qual è il ricordo più bello che ti porti nel cuore?

«Senza dubbio la vittoria del Mondiale: è il massimo obiettivo a cui può ambire un calciatore. Tutto il resto passa in secondo piano».

Intervista a cura di Gerardo Guariglia

Share Button

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *