Esclusiva, Cascione: “Noi calciatori esempio per i ragazzi. Sposiamo il Passaporto Ematico”

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Qui di seguito pubblichiamo l’intervista a Emmanuel Cascione, centrocampista attualmente in forza al Cesena, che ha spaziato dall’importanza del Passaporto Ematico fino ai ricordi dei suoi tanti allenatori con i quali ha avuto modo di crescere e maturare in questi 34 anni di carriera.

Buongiorno Cascione, un tuo parere sull’iniziativa del passaporto ematico che prevede dall’età di sei anni le analisi ematiche come obbligatorie al fine del rilascio del certificato  di idoneita’ sportiva.

“Penso che sia basilare e logico che le analisi ematiche vengano effettuate perché garantiscono sicurezza allo sportivo, alle società ed agli enti sportivi.”

Il passaporto ematico e’ intitolato ad Andrea Fortunato, Piermario Morosini e Flavio Falzetti. Il tuo ricordo di tutti e tre, in particolare di Morosini con il quale giocavate insieme nella Reggina. 

“Andrea e Flavio personalmente non li conoscevo bene,  invece con Piermario ho avuto la fortuna di giocare insieme  e dico fortuna perché un ragazzo come lui specialmente nel calcio è raro da incontrare. L’umiltà e la semplicità erano le doti che più apprezzavo.”

Dalla partita di Salerno alla partita con il Brescia stai indossando la fascia di capitano con i volti di questi tre campioni per sensibilizzare l’adozione del P.E. E’ un gesto straordinario e l’Italia ti applaude. Guardando la fascia che cosa hai pensato?

“Penso che noi giocatori abbiamo il dovere di aderire a qualsiasi tipo di solidarietà ed iniziativa a sfondo sociale visto che siamo un esempio per tante persone, per lo più ragazzi.”

Hai giocato nel Pescara di Zeman con Insigne, Verratti e Immobile. Il tuo ricordo di quella grande annata?

“L’annata di Pescara è stato un susseguirsi di emozioni. Basta ricordare la gioia inaspettata della promozione e  la fortuna di aver giocato con dei grandi campioni.”

Zeman dice sempre che chi merita deve andare avanti anche nella vita. Ci puoi raccontare qualche aneddoto sul mister? 

“Di Zeman ricordo la simpatia e la tranquillità nell’affrontare le partite, soprattutto quelle più importanti. Però quello che mi porterò dentro della sua esperienza è sicuramente lo spirito di sacrificio che nel calcio come nella vita ti fa fare la differenza.”

Il ricordo degli altri tuoi allenatori?

“Ho avuto allenatori dalle ottime carriere come Di Francesco, Mazzarri, Ulivieri, Novellino, Ficcadenti e Castori. Da loro ho cercato sempre di prendere i consigli migliori, per poterli un giorno se farò l allenatore cercare di metterli in pratica.”

In Italia siamo indietro rispetto ad altri Stati come stadi vecchi e organizzazione dei club. Che cosa consigli? 

“In Italia siamo rimasti indietro su tutto, non solo nel calcio. Gli stadi che sono la fonte di guadagno più consistente delle società ed anche le giovanili andrebbero gestite in maniera diversa. Cercherei di far maturare prima i giovani anziché buttarli subito nelle prime squadre, in quanto si rischia di non farli crescere sotto il profilo mentale e dunque, come è successo alla nazionale, di non avere più talenti pronti per gli avvenimenti importanti.”

In Inghilterra anche squadre cosiddette “piccole” hanno un grande marketing e stadi di proprietà. In Italia come mai non è possibile?

“Le società hanno paura di investire, e molte volte i comuni di appartenenza non aiutano economicamente i presidenti che hanno voglia di crescere. Ma a volte mi viene il dubbio che in Italia siamo indietro mentalmente e basta.”

Una legge quadro sullo sport è attesa da anni, così come quella sul P.E. Che appello vuoi lanciare al Governo italiano?

“Sicuramente abbiamo bisogno di progredire sotto vari aspetti, ed il futuro esige cambiamenti sensati. Cerchiamo di non far  rimanere la grande iniziativa del Passaporto Ematico solamente come un’ occasione mancata.”

Intervista a cura di Gerardo Guariglia

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